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J. Habermas – “La nuova oscurità: crisi dello stato sociale ed esaurimento delle utopie”

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Recensione

 

Alla fine del XX secolo nella cultura politico-sociale delle società occidentali siamo arrivati alla crisi dello stato sociale ed all’esaurimento dell’utopia di una società basata sul lavoro – questa è il tema principale di Jurgen Habermas, nel suo sopranominato saggio. Famoso filosofo e sociologo tedesco ci mostra un quadro generale e le ragioni di tale processo ed allo stesso tempo tenta di dare le vie di uscita da questa impasse.

Dopo l’età moderna, quando le utopie stanno diventando più tangibili nella vita della società ed il senso biblico del paradiso riceve carattere mondano, si creano gli schemi ed i tipi di esistenza, con cui quest’epoca si distingue da tutte le precedenti. Il grande centro di riferimento dell’uomo scompare; prima nei sistemi filosofici e dopo nella sfera politica ed economica. Lo spirito del tempo diventa sempre più decentralizzato ed amorfo – si pone la fine al concetto universalistico degli illuministi.

Le forme di sviluppo dello stato e del individuo si cambiano. Dallo stato nazionale si arriva allo stato sociale. Però anche tale processo s’avvicina al suo termine, cade in crisi e sembra di trasformarsi in qualcosa di nuovo, non ancora ben definito. In questo caso l’opera di Habermas sembra un tentativo di trovare la via di uscita dall’oscurità, quale rende difficile prevedere chiaramente le prospettive del futuro.  Per questo lui si rivolge ed utilizza le risorse del periodo già ben conosciuto al pensatore tedesco – in questo suo saggio è ancora circoscritto dallo spazio temporale della civiltà capitalistica, nonostante che sta vedendo bene la transizione tra due epoche.

Si può dire, che il discorso porta carattere riformatorio. Mostrandoci il limite ed uniformità del programma dello stato sociale, scopo della quale era mantenere il controllo sul potere economico nell’età globalizzante, prevedere ed evitare la crisi e le conseguenze distruttivi, la riforma delle condizioni di vita dei salariati, Habermas cerca di ripensare le cause della necessità del cambiamento. Per capire meglio gli avvenimenti della trasformazione disegna quadro storico dell’età contemporanea; comunismo, corporativismo autoritario e riformismo socialdemocratico hanno fortemente influenzato non soltanto altre aree del mondo, ma soprattutto l’epicentro di questo processo – mondo occidentale.

Con l’indebolimento della sfera politica dello stato nel mondo globalizzante si sono emersi le reazioni su questo proposito (C. Offe) nelle società costituzionali democratiche: legittimismo (social-industrialista), neo-conservatorismo  e la dissidenza dei critici dello sviluppo. Di carattere essi si differenziano tra di loro così ed allo stesso tempo hanno i punti comuni. Dopo la Seconda guerra mondiale erano molto forti le posizioni dei legittimisti, che cercarono di mantenere l’equilibrio tra lo sviluppo dello stato sociale e della modernizzazione dell’economia del mercato. Nonostante i tentativi di stabilizzare loro condizioni, Habermas chiama questo periodo come “l’Età d’oro” dello Stato sociale.

È stata diversa l’ondata del neo-conservatorismo, che rinforzava l’accento sullo sviluppo della società industriale, dando meno attenzione alla sfera sociale. Si intensifica l’evoluzione del corporativismo globalizzante. Ormai si sta creando l’aristocrazia economica di livello mondiale. Conseguentemente s’indebolisce la sfera dell’amministrazione pubblica e si arriva al punto molto interessante – lo stato diventa il partner delle grandi corporazioni e dei sindacati: il sistema keynesiana dello stato interventista si cambia. Così si costruiscono le basi per creare i sistemi transnazionali sia nella sfera economica, sia in quella politica. In questo caso Habermas formula la situazione mondiale secondo gli schemi del neo-conservatorismo:

“La struttura di relazioni tra le metropoli e le periferie sottosviluppate, che si è affermata sempre di più a livello internazionale sembra si stia riproducendo anche all’interno delle società capitalistiche avanzate” (J. Habermas – “La nuova oscurità”, pp. 39-40, Edizioni lavoro, Roma, 1998)

Non è chiaro, che cosa intende Habermas sotto dei critici dello sviluppo. Movimento “no global”? Oppure i sostenitori della globalizzazione, che hanno diversi punti di vista – anche le critiche riformatori. Per esempio Joseph Stiglitz.

Lo sviluppo tecnologico ha ridotto le dimensioni spazio-temporali. Questa tendenza nel mondo modernizzato suscita allargamento della sfera del Quarto settore. Infatti, secondo Habermas in questo periodo della grande transizione si cambia anche il carattere dell’utopia, dove il pensiero utopico e quello storico si riavvicinano di nuovo; se prima essa portava in sé la prospettiva di una società basata sul lavoro, ora in poi dovrà formare le prospettive della società comunicativa, dove si intravedono le basi del finanziamento della futura società civile. Secondo Habermas prevale il concetto dell’autonomizzazione tra e per i partecipanti nella vita activa – “mettere” i partecipanti nella condizione di realizzare se stessi, di loro iniziativa, in accordo coi loro bisogni e le loro opinioni (Ibidem, p. 54). Con questa formulazione è facile vedere la connessione tra Habermas degli anni 80 e Habermas degli anni 90. Però in questo saggio del filosofo tedesco soltanto si formula e non è ancora strutturalizzato lo schema della società civile decentralizzata, come si vedrà nelle opere future (Es: “La costellazione postnazionale”, 1998).

Konstantin Vekua

2007 

(Col ringraziamento speciale per la correzione, alla Dott.essa Caterina Pisu)

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